Intanto, caro blog, ben trovato. So di non essere stato molto presente negli ultimi tempi. 

I troppi impegni hanno finito per rendermi afasico. E, peraltro, questo tipo di cose funzionano meglio quando le “puoi” fare rispetto a quando senti che le “devi” fare (vale per quel che dicevamo con Michiko)

Ciò detto. 

L’argomento del giorno è “facebook”. Premetto che sono convinto dell’argomentazione buddhista che non siamo che la persona che vive in questo istante e che tutte le persone che siamo state in passato sono, per l’appunto, “state”. Non siamo noi. Sono altro. 

Orbene, se vengo taggato in una foto di venti anni fa e riprendo contatto con i miei compagni del corso di teatro del liceo, se scopro che due compagni di classe sono morti, se vengo coinvolto in qualche bizzarra riunione di qualche entità estinta, partecipo a questi paralleli mondi virtuali con il mio essere attuale (e su questo non ci sono dubbi o dovrei essere Spock di Star Trek nella famosa puntata in cui era cattivo, irrazionale e col pizzetto – per intenderci, nell’universo dello specchio) ma sento in qualche modo che a quegli incontri partecipa ANCHE la mia essenza precedente.

La mia essenza attuale probabilmente se ne frega di quella precedente. O ha appena cominciato a capire che sarebbe stato opportuno essere più indulgente con lei. E l’indulgenza necessita tipicamente la distanza. 

Quindi, percepisco che io e tutte le possibilità che scaturiscono dai miei “stati” passati cominciamo a essere davvero in troppi per la blogosfera. E anche per la mia vita. 

E, considerato che l’unico reale sono io (sicuro?), ho abbastanza chiare le idee su chi debba andarsene.

 

I miei quattro (di numero!) lettori conosceranno la ben nota teoria di Cipolla sulla stupidità umana.

In sintesi, la definizione di stupidità si applica alle persone che “riescono” a trovarsi costantemente nel quadrante opposto rispetto a quello magico di un diagramma siffatto:

 

“Uno stupido è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita”.

Il diagramma di Fenderson, invece, teorizza un tipo ancora più pericoloso di stupidità: la tragica, esplosiva miscela che si ottiene dall’unione di cattiva fede e incompetenza.

Nel quadrante magico ci sono persone competenti e in buona fede.
Nel quadrante del “neofita” persone che pur non avendo un grado sufficiente di competenza possono essere ricondotte alla ragione tramite azioni formative o richieste di fiducia.

Nel quadrante del “serial killer” persone che pur essendo decisamente in cattiva fede, sono comunque competenti e, pertanto, ragionevolmente prevedibili.

Il quadrante della “bomba umana” è quello devastante.

Persone assolutamente incompetenti e in cattiva fede possono fare qualsiasi cosa con qualsiasi finalità in qualsiasi ordine (e anche senza rispettare, se dotate di abbastanza potere, le regole del gioco: se giocano a scacchi vogliono muovere un cavallo in diagonale, per esempio). 

Contro le “bombe umane” non c’è difesa.

 

Joe Tex

Durante l’ultimo week-end ho finalmente completato il rip di un prestigioso quanto raro LP che rappresenta una pietra miliare del funk in Italia. Si tratta dell’introvabile “Compilation” dei successi di Leone di Lernia nel decennio 1975-1984 (da non confondersi con una raccolta più tarda assai più diffusa ma priva degli imperdibili acuti del primo capolavoro).

La raccolta, pubblicata dalla casa discografica GREEN RECORDS il 27 Luglio 1984 e catalogata al numero  GRNL 010  presenta una tracklist invitante già dando una rapida scorsa ai titoli:

LATO A): 
– Gaccia ad’avè
– Spusatiella Geuvè
– U chiengeleuse
– Americanpuglia
– Le femmine di Trani
– Cincilluzzo
– Sandanicola
LATO B): 
– Zappa Nicò
– Spremi Spremi
– Ueludde
– I guai della Nellezza
– Non mi puoi ngastre
– Padron pensaci tu
– Africa banana

L’album si apre con “gaccia ad’avè”, il climax dell’album.

La cover del 1975 del celeberrimo “I gotcha” di Joe Tex non solo non sfigura rispetto all’originale ma, per molti versi, lo supera. L’insinuante, ipnotico testo originale ammiccante e sexy diventa ancora più esplicito in versi inarrivabili per ritmica e classe quali:

Ca gaccia ad’avè / Oh Oh menè / Allive u scenucchie da rate Maurù / Oh oh menè / Ce dè? / Ca cusse scenucchie nan è (alla lettera: Che ti prenda una goccia / Oh Oh Ragazza / Toglimi il ginocchio da dietro Mauruccio / Oh Oh ragazza / che vuoi? / che questo non è un ginocchio).

La linea vocale mantiene un livello di tensione erotica parossistica, la base ritmica, antesignana del rap, spinge al ballo, i fiati suggestivi e strarordinariamente groove.

Un salto all’indietro nel tempo fino ai tempi del Dixie e delle mitologiche Hot five e hot seven con “Spusatiella Geuvè” (sposatela, Giovanni) omaggio a Luis Armstrong.

Il brano, spaccato sociologico di una Puglia ancora viva e attuale auspica per Giovanni un matrimonio con una ragazza “ricche e belle fautte”… indimenticabile la sequenza (sottolineato da una cadenza di banjo):

“Giuè/ uè Giuè / da domane u signore pute fè / […] / ca a zappa ngudde non ge vè chiù” (Trad: Giovanni / oh Giovanni / da domani potrai fare il signore / con la zappa sulla schiena non ci vai più).

Il brano sfuma su uno straordinario numero di bravura sul ritmo di un mambo “u chiengeleuse”.

Fiati ineccepibili e ancora la straordinaria abilità di armonizzare perfettamente metriche e ritmo. Il resto è tutto da scoprire per un album che resta uno dei miei preferiti.

 Dimenticavo… nel caso in cui (ovviamente dopo che avrete provveduto ad acquistare  l’originale nel più vicino negozio di dischi o su ebay) aveste bisogno di una copia di backup perché:

1. avete bruciato il vinile originale e utilizzato le ceneri per curarvi i duroni (ipotizzando che abbiate conservato la copertina per un eventuale controllo delle fiamme gialle);

2. la vostra fidanzata vi ha lasciato portando via con se il prestigioso album in pegno eterno della vostra ingratitudine e infedeltà;

3. ne avete bisogno per l’i-pod e non sapete distinguere l’encoder LAME da una foto di Bruno Lauzi;

potete recuperarla con il vostro fido emule seguendo questo link.

p.s. credo di stare per impazzire del tutto…

Faro di Alessandria d\'Egitto

Una delle migliori letture dell’Estate scorsa: Come diventare un buddha in cinque settimane.

Imbarcatomi nell’agile libello acquistato in svendita in un centro commerciale emmezeta della mia amata Puglia, convinto di aver acquistato per 3.90 Euro un totale di 3.50 Euro di fregnacce new age, ho scoperto con non poca meraviglia che:

  1. il metodo suggerito funziona (e anche alla svelta e con poco sforzo);
  2. le considerazioni “generali” che stimola nella mente sono tutt’altro che banali.

In particolare, il tema “caldo” del momento che mi porta a parlarne è quello della “procrastinazione” e la sua principale causa scatenante (almeno per me): l’idea che ci sia sempre una soluzione migliore, un metodo superiore, un costo inferiore (a parità di qualità).

Per differenza, mi sembra di poter dire (suffragato anche da qualche tecnica life-hacker alla Getting Things Done) che certe volte nella vita è preferibile cominciare a fare la cosa in cima alla lista piuttosto che pensare a prioritizzare la lista.

O peggio ancora a valutare se la lista è corretta, o se ci sono altre liste, o se in generale è opportuno lavorare utilizzando liste, o se non sarebbe meglio cambiare lavoro, o evitare di lavorare in assoluto,o… [lo portano via…]

Quindi: rompere il “loop” del pensiero sul pensiero (che è la prima tappa del percorso buddha proposto dal libro) e, per parafrasare la beneamata “big blue”: “cominciare a fare”.

A proposito di GTD: il miglior tool open source su piazza per applicarlo? ThinkingRock!

youve-got-mail

Vi ricordate la piccola deliziosa libreria di “c’è posta per te“?
Due irragionevoli libraie romane, immemori del finale del film (ricorderete che la libreria chiude e Meg Ryan si fidanza, finalmente, con Tom Hanks) hanno deciso di provare a mettere su qualcosa di simile.
La libreria è minuscola ma davvero ben fornita. Le libraie gentili e disponibili a dare ottimi consigli anche alle mamme più irriducibilmente “spigolose”. Ci sono laboratori pressoché di continuo.
Insomma, secondo me, un posto in cui andare.

Dimenticavo: ovviamente il sito web è una mia creazione (grazie Mambo!). Però credo ci sia almeno un altro buon motivo per cui quella libreria mi sta così simpatica…

SuperHegel

“Ciò che è reale è razionale; e ciò che è razionale è l’autoerotismo”

Trovata esattamente così su wikipedia ieri mattina verso le 11.00.

Fatto salvo che non avrei voluto trovarmi nei panni di qualche malcapitato studente di liceo che avesse deciso di acculturarsi su vita ed opere di Hegel tramite la celeberrima enciclopedia online proprio ieri, trovo che la frase sia assolutamente straordinaria.

p.s. due ore dopo, il tutto era stato rimesso a posto. Wikipedia funziona…

Mi presento

Heil Eris!

Herman Fenderson scruta le proprie prospettive nel medio termine…

Mi chiamo Herman Fenderson, ho un’età imprecisata ma i più a colpo d’occhio mi darebbero 38 anni. Il mio papà, invero fantasioso ha coniato non solo il mio nome ma financo il suo cognome!

  • Herman viene dal nome del Robot affittato da Daffy Duck per catturare Speedy Gonzales che imperversa in una clinica psichiatrica per gatti nel cartone animato della Warner del 1966 “Daffy Rents” Il robot dopo aver tentato in tutti i modi di catturare il topo (“acchiappalo herman!”) decide di allearsi con lui.
  • Fenderson è un cognome proveniente dalla mia appartenenza alla famiglia dei Fenderson . Anche voi, se volete, potreste essere dei Fenderson (come i miei parenti Graham Fenderson Trievel o anche Sant’Ignazio Fenderson)!
  • Peraltro unendo le due cose Herman Fenderson è stato un giocatore (modesto) della lega di Baseball Americana nel 1911 (era nato nel 1884).Ora come ora, Herman Fenderson è membro della Free Software Foundation Europe e realizza progetti open source…

E’ la seconda volta che provo a mettere su un blog. Sono terribilmente pigro, questo è un dato di fatto. E d’altra parte ho già una vita abbastanza complicata così, senza bisogno di renderla ancora più ricca di cose da fare.

Ciò detto, ci riprovo… vedremo.


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