Zen archer

Non lascerò sprecato
questo cuore,
incolto
il portatore.

Sarò penna e cetra
di ogni verso ancora da cantare,
arco, freccia e faretra
del mio sogno (ancora) da cercare.

E poi

treno-2

Si spegnerà pian piano
questo incessante clamore
questo materiale rotabile
diretto per nessun dove.

Sbuffando, sfumando
il suo finale avrà
e pace e silenzio.
Poi continuerà

per altri
che non conosco
né conoscerò

che avranno in sorte clamore
e speranze
e dolore.

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Si affatica e muore.

Anestetizzato dai conflitti,
si affatica e muore.

Consapevole del suo valore sociale,
si affatica e muore.

Smarrito nei vicoli del tempo perso,
si affatica e muore.

Orfano di senso e di pietà,
si affatica e muore,
affatto inconsapevole del fatto
che, comunque, muore.

Nux vomica

Potrò farti notare:
la bellezza di ogni emozione;
che, comunque, doveva accadere;
e che nulla per sempre rimane.

Che non resta l’angoscia
che adesso ci assale,
una scheggia affilata di un male
che continua a trafiggerci il cuore.

Ti sorrido
e mi chiedo che fare
di questo dolore:
non ne trovo
un uso migliore
e lo esprimo
a parole.
Nux Vomica

Sia fatto voto
di fare poesia
di ogni cosa.

Di ogni svolta annunciata
e delle decisioni non prese,
della bellezza celata
e di quella palese.

Dell’attimo, sospeso e immenso,
di ogni vita
tra quello che era
e quello che ancora non è.

Della meraviglia di questo creato,
intimamente connesso,
splendidamente illuminato.

“Non sembri mai
scalfito
dagli eventi”.
Mi dici,
e penso

A questa anestesia
che non mi fa sapere
se ci sia
un sole alto nel mio cielo
o un tempo di tempesta
o un buon motivo
per non fare festa.

Indeterminato,
attendo di sentire,
davvero, ciò
che veramente sento,
rido beato e prego
di esserne contento.

Pensavo che un tempo migliore
dovesse arrivare,
che il resto
dovesse durare,
per sempre.

Per sempre:
stagioni,
e le lune,
e le ore.

Di giorno,
e di notte:
le ore battute
da un orologio
in un corridoio
non lontano,
li’, per sempre, accanto al divano.

Quel pendolo lì
mi ha lasciato
ma io,
in un’altra direzione,
ho continuato
ad aspettare
un tempo migliore,
contando, impaziente,
stagioni,
e le lune,
e le ore.

Ora so:

che questo è il tempo migliore
e quello passato
e quello che deve arrivare.

Mi puoi perdonare?

Haiku

Luna nuova
vicino a Giove.
Passerà. (tutto passa).

Una mucca di plastica
e le righe dell’area parcheggio.
I cassoni dell’AMA
e il fulgore dello spartitraffico.
Le matasse di cavi di rete
ed il prato coperto di brina.

Il corriere e il registro di scarico,
i bidoni di olio sintetico
e il vapore dello scambiatore,
sono prove innegabili
dell’amore
di Dio.

Il bianco per il nero.
Il nero per il bianco.

Colpito da una luce artificiale,
carico di un mio male
(che sta nello sbranare
e nel far sbranare),
contemplo
il dono di vivere
senza donare
(per possedere).

Vivere
per vivere
per quanto vale
per quanto male
si possa concepire.

Autentico.
Reale.