Archive for Esistenziale

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Sole, in tragitto,
nel punto vernale,
a svegliare,
coi fiori nei prati,
i sensi dei vivi:

Ricordi di cose già fatte,
progetti di cose da fare,
col tempo, ad altri,
passando la mano

per benedire nozze
e battezzare i nati,
e seppellire i morti,
e, poi, niente.

petali

Le luci accese,
nella vetrina
dal negozio di scarpe,
non illuminano
il tuo sguardo spento,

sfiancato
sulla panchina di fronte,
spampanati i petali delle ultime rose,
divaricati i piedi
alleggeriti dal corpo.

Si incontrano,
riflessi da una gentilezza antica,
i nostri sorrisi.
Che “buona notte” sarebbe?
Che “buona notte” è?

autodromo

Un rettilineo,
infinito verso il cielo,
tra il tempo presente
e i tuoi ricordi.

Sorridi.

Una foto a scandire
l’attimo di oggi.
Il tuo cuore che torna
a un antico dolore.

Poi il rumore a sovrastare
ogni altro pensiero.
Malinconia latente.
Per necessità di percorso,
ricomincia la vita.

via nomentana

Nostra Signora
di Via Nomentana
ieratica protegge
la corsia preferenziale.

A braccio alto
(il polso a percorrere
piccoli cerchi
di benevolenza)

alcuni benedice
con un ghigno (un sorriso!)
e lietamente raccoglie
da altri una moneta.

In cambio di questo
(e per divino amore)
purifica, per quanto le riesca,
scarichi di auto e polveri sottili,

in file ininterrotte passando
l’autobus numero novanta
e sciami di moto attratte
dalla luce del semaforo.

Zen archer

Non lascerò sprecato
questo cuore,
incolto
il portatore.

Sarò penna e cetra
di ogni verso ancora da cantare,
arco, freccia e faretra
del mio sogno (ancora) da cercare.

spam

Si affatica e muore.

Anestetizzato dai conflitti,
si affatica e muore.

Consapevole del suo valore sociale,
si affatica e muore.

Smarrito nei vicoli del tempo perso,
si affatica e muore.

Orfano di senso e di pietà,
si affatica e muore,
affatto inconsapevole del fatto
che, comunque, muore.

Sia fatto voto
di fare poesia
di ogni cosa.

Di ogni svolta annunciata
e delle decisioni non prese,
della bellezza celata
e di quella palese.

Dell’attimo, sospeso e immenso,
di ogni vita
tra quello che era
e quello che ancora non è.

Della meraviglia di questo creato,
intimamente connesso,
splendidamente illuminato.

“Non sembri mai
scalfito
dagli eventi”.
Mi dici,
e penso

A questa anestesia
che non mi fa sapere
se ci sia
un sole alto nel mio cielo
o un tempo di tempesta
o un buon motivo
per non fare festa.

Indeterminato,
attendo di sentire,
davvero, ciò
che veramente sento,
rido beato e prego
di esserne contento.

Pensavo che un tempo migliore
dovesse arrivare,
che il resto
dovesse durare,
per sempre.

Per sempre:
stagioni,
e le lune,
e le ore.

Di giorno,
e di notte:
le ore battute
da un orologio
in un corridoio
non lontano,
li’, per sempre, accanto al divano.

Quel pendolo lì
mi ha lasciato
ma io,
in un’altra direzione,
ho continuato
ad aspettare
un tempo migliore,
contando, impaziente,
stagioni,
e le lune,
e le ore.

Ora so:

che questo è il tempo migliore
e quello passato
e quello che deve arrivare.

Mi puoi perdonare?

Una delle cose formidabili della vita è che, per certi suoi tragitti imperscrutabili, ti porta in un tempo relativamente breve a trovare risposte a domande “esistenziali” in luoghi mentali che avevi visitato in modo frettoloso o distratto. Spesso la risposta era lì sotto i tuoi occhi. Spesso richiedeva di mettere in correlazione cose che avevi osservato anche a breve intervallo di tempo ma, semplicemente, non eri pronto a collegare.

Fatta questa altisonante premessa e mentre osservo il titolo di questa pagina come una incombente spada di Damocle sullo scrittore goffo e incompetente che “verga” (elettronicamente) queste righe, provo a spiegare a cosa mi riferisco. Forse ricorderete un articolo di questo blog di un paio d’anni fa… che si riferiva anch’esso al misterioso oggetto invocato nel titolo a cui almeno metà dell’umanità, sono sicuro, rivolge un grato pensiero ogni giorno che il Signore manda sulla Terra.

L’articolo faceva riferimento alla ciclicità e al bisogno che abbiamo di trovare certezze nella ripetizione (il campionato di calcio, per esempio). Nei commenti di quell’articolo, due lettori del blog facevano riferimento a un meraviglioso film “Ricomincio da capo” (letteralmente “il giorno della marmotta”) in cui il protagonista rimaneva intrappolato, costretto a rivivere ogni giorno, letteralmente, la stessa giornata. Quello che mi sfuggiva due anni fa era che in quello stesso film era iscritta una esplicita via di fuga che risolveva, per molti versi, il senso di ansietà che mi aveva portato a scrivere quel blog post. E pensare che era da anni uno dei miei film preferiti!

Il protagonista usciva dall’incantesimo, e scioglieva le sue pene d’amore, quando trasformava quella singola giornata nella giornata perfetta in cui ogni singolo istante, semplicemente, era vissuto in tutta la sua intensità senza bisogno di immaginare un passato su cui recriminare o un futuro migliore da sperare.

Formidabile.

Si aggiunga che recentemente ho reincontrato la meditazione zen (anche grazie al sito del mio amico Francesco). Avevo cominciato a vent’anni. Affascinato dalla scuola Rinzai e dalla indeterminatezza dei koan. Ora, più compassionevole e meno saggio, mi ci riaffaccio dal lato della scuola Soto. E capisco, tramite lo zazen, di potere/dovere meditare la straordinaria infinita possibilità che si nasconde nel vivere ogni singola azione nella perfezione del momento in cui si svolge.

Per citare un maestro zen presente solo nella memoria digitale di un software di rendering 3-d, il monumentale Oogway dell’ancora più monumentale Kung-Fu Panda: “il passato è storia, il futuro è mistero ma oggi è un dono.. per questo si chiama presente”.

Ecco che, improvvisamente, nella mia mente le due idee hanno fatto corto circuito, Il castello di carte della coazione a ripetere è crollato (non rumorosamente, ma con un certo effetto scenico) e l’immanenza che proietta il proprio sé nel grande sé che è vacuità ha assunto un significato assoluto nella semplice perfezione dell’attimo: una foglia di rugiada su un fiore di loto.

E,  almeno stavolta, con malcelata insoddisfazione, la gnocca non c’entra nulla. Ma, ciò nonostante, in termini assoluti, essa, quando c’è, aiuta.


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