
Il bianco per il nero.
Il nero per il bianco.
Colpito da una luce artificiale,
carico di un mio male
(che sta nello sbranare
e nel far sbranare),
contemplo
il dono di vivere
senza donare
(per possedere).
Vivere
per vivere
per quanto vale
per quanto male
si possa concepire.
Autentico.
Reale.

Insensatamente,
nel freddo pungente,
trascino le mani ed i piedi:
Coreografia
(Poco convincente)
di un passo di danza,
privo di senso,
e di bellezza,
e di coerenza.
Convinto che sia
un gioco
il tempo che avanza.
E non è
(a ben vedere)
un gran bel vedere
questo gioco a sbrogliare
questo ammasso di cose da fare.
Ma questo era (se ti pare).
Quindi,
saluto e sono.
E’ ora di andare:
tu non mi cercare.
Si accettano opinioni.
Seguiranno istruzioni.
Rivendico da subito il diritto
al mio epitaffio in versi,
da me scritto,
che stia a determinare
cosa fare
con i contatti della mia rubrica
e con gli aggiornamenti del profilo
che, per forza di cose, cesseranno.
Sarò escluso da qualunque lista
senza conferma di sottoscrizione
e ben difficilmente avrò chiamate
non sollecitate
per qualche telepromozione,
e certamente non sarò in riunione.
E senza più conflitti da appianare
o vuoti da colmare
non resterà che quello,
che serva a ricordare
cosa sia,
in versi sciatti e rima sghemba,
questo mio modo di non far poesia.