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Di ritorno da Serifos… un’isola meravigliosa.

La tassista che ci ha scarrozzato nella prima settimana di vacanza (prima che ci venisse fornito un improbabile rudere risalente alla seconda guerra coi persiani, inspiegabilmente marcato “Nissan”), ascolta un CD di una canzone.

Un rapido giro di Shazam rivela che si tratta di Yiannis Parios. Gianni di Paros (che è quasi Nicola di Bari, tutto sommato :-) ). La canzone si chiama Thalassaki Mou ed è uno standard della musica nissiotica.

La sua poetica, l’uso delle allitterazioni sono spiegate qui molto meglio di come potrei fare io lavorandoci un paio di giorni.

Quello che non avevo trovato è una traduzione italiana di un testo letteralmente splendido. Ho provato a lavorarci durante il mio viaggio a Monza… con qualche licenza poetica che consentisse di salvare senso e suono originale (per quanto possibile). A seguire il testo in greco. In generale, un dono nel dono.

Piccolo mare mio

Mare, mare
ai marinai, piccolo mare mio,
non strale di mareggiate
Che noi stregati di mare
per te ci leviamo al giorno.

Mare e acqua salata
di te non potrò dimenticarmi.

Acqua di rosa, acqua di rosa
Diventerai, ahimè
Per aspergere la loro porta,
piccolo mare mio,
ma tu riportami il mio amore.

Mare, mare che
annega, ahimè,
della giovane sposa lo sposo,
Piccolo mare mio,
ma tu riportami il mio amore.

E la ragazza, la ragazza
E’ troppo piccola, ahimè
Per indossare il nero
piccolo mare mio,
ma tu riportami il mio amore.

θαλασσάκι μου

Θάλασσα, θάλασσα, τους
θαλασσινούς, θαλασσάκι μου
μη τους θαλασσοδέρνεις
θαλασσώνουμαι,
για σένα ξημερώνουμαι.

Θάλασσα κι αλμυρό νερό
να σε ξεχάσω δε μπορώ.

Ροδόσταμο, ροδόσταμο
να γίνεσαι, αχ αμάν αμάν
την πόρτα τους να ραίνεις,
θαλασσάκι μου,
και φέρε το πουλάκι μου.

Θάλασσα, θάλασσα που
τον έπνιξες, αχ αμάν αμάν,
της κοπελλιάς τον άντρα,
θαλασσάκι μου,
και φέρε το πουλάκι μου.

Κι η κοπελλιά, κι η κοπελλιά
είναι μικρή, αχ αμάν αμάν,
και δεν της πάν’ τα μαύρα,
θαλασσάκι μου,
και φέρε το πουλάκι μου.

Serifos

Serifos Church

Il volo di un gabbiano
che asseconda il vento,

le ali
interrompendo
la luce millenaria.

Null’altro che aria
tutto intorno.

petali

Le luci accese,
nella vetrina
dal negozio di scarpe,
non illuminano
il tuo sguardo spento,

sfiancato
sulla panchina di fronte,
spampanati i petali delle ultime rose,
divaricati i piedi
alleggeriti dal corpo.

Si incontrano,
riflessi da una gentilezza antica,
i nostri sorrisi.
Che “buona notte” sarebbe?
Che “buona notte” è?

autodromo

Un rettilineo,
infinito verso il cielo,
tra il tempo presente
e i tuoi ricordi.

Sorridi.

Una foto a scandire
l’attimo di oggi.
Il tuo cuore che torna
a un antico dolore.

Poi il rumore a sovrastare
ogni altro pensiero.
Malinconia latente.
Per necessità di percorso,
ricomincia la vita.

via nomentana

Nostra Signora
di Via Nomentana
ieratica protegge
la corsia preferenziale.

A braccio alto
(il polso a percorrere
piccoli cerchi
di benevolenza)

alcuni benedice
con un ghigno (un sorriso!)
e lietamente raccoglie
da altri una moneta.

In cambio di questo
(e per divino amore)
purifica, per quanto le riesca,
scarichi di auto e polveri sottili,

in file ininterrotte passando
l’autobus numero novanta
e sciami di moto attratte
dalla luce del semaforo.

Zen archer

Non lascerò sprecato
questo cuore,
incolto
il portatore.

Sarò penna e cetra
di ogni verso ancora da cantare,
arco, freccia e faretra
del mio sogno (ancora) da cercare.

E poi

treno-2

Si spegnerà pian piano
questo incessante clamore
questo materiale rotabile
diretto per nessun dove.

Sbuffando, sfumando
il suo finale avrà
e pace e silenzio.
Poi continuerà

per altri
che non conosco
né conoscerò

che avranno in sorte clamore
e speranze
e dolore.

spam

Si affatica e muore.

Anestetizzato dai conflitti,
si affatica e muore.

Consapevole del suo valore sociale,
si affatica e muore.

Smarrito nei vicoli del tempo perso,
si affatica e muore.

Orfano di senso e di pietà,
si affatica e muore,
affatto inconsapevole del fatto
che, comunque, muore.

Nux vomica

Potrò farti notare:
la bellezza di ogni emozione;
che, comunque, doveva accadere;
e che nulla per sempre rimane.

Che non resta l’angoscia
che adesso ci assale,
una scheggia affilata di un male
che continua a trafiggerci il cuore.

Ti sorrido
e mi chiedo che fare
di questo dolore:
non ne trovo
un uso migliore
e lo esprimo
a parole.
Nux Vomica

Sia fatto voto
di fare poesia
di ogni cosa.

Di ogni svolta annunciata
e delle decisioni non prese,
della bellezza celata
e di quella palese.

Dell’attimo, sospeso e immenso,
di ogni vita
tra quello che era
e quello che ancora non è.

Della meraviglia di questo creato,
intimamente connesso,
splendidamente illuminato.